Perché il test Myers-Briggs non ha senso

Non c’è niente di male a intrattenersi usando strumenti non proprio scientifici che descrivono (o affermano di descrivere) la nostra personalità o il nostro carattere. Condividere il nostro oroscopo o i risultati di un quiz su Facebook con i nostri amici può essere un’esperienza divertente ed interessante, anche senza che dietro a questi test ci sia una validazione statistica.

Tuttavia, quando ad uno strumento viene erroneamente attribuita una solida base teorica, e viene impiegato per prendere decisioni importanti e delicate, possono sorgere grossi problemi. Un esempio classico è rappresentato dal Myers–Briggs Type Indicator (o MBTI).

Dimmi chi sono e ti dirò “eh?”

Il test di personalità Myers-Briggs è uno dei più popolari al mondo. È utilizzato sia nel mondo del lavoro, sia in quello della scuola, e ha sempre avuto una grande presenza nella cultura popolare. Molti psicologi e ricercatori, però, mettono in dubbio la validità dell’MBTI, e sostengono che non sia basato su teorie scientifiche solide. E hanno ragione.

È stato stimato che tra un terzo e la metà del materiale pubblicato sull’MBTI sia stato prodotto per le conferenze speciali del Centro per l’Applicazione del Tipo Psicologico (finanziate dalla vendita del MBTI) o come articoli nel Journal of Psychological Type, curato e supportato dai sostenitori di Myers-Briggs e dalle vendite dell’indicatore.

Peggio ancora, il test è stato descritto come una delle tante “mode” di auto-scoperta, ed è stato paragonato agli oroscopi, poiché entrambi si basano su l’effetto Barnum, l’adulazione e il pregiudizio di conferma, che portano i partecipanti a identificarsi personalmente con descrizioni che sono in qualche modo desiderabili, vaghe e ampiamente applicabili.

 

Mercurio in Jung

Nonostante la sua popolarità, l’MBTI è stato ampiamente considerato come pseudoscienza dalla comunità scientifica, in primis a causa della sua assente validità statistica. Una delle principali critiche rivolte al test Myers-Briggs è che si basa su una visione statica della personalità, in particolare la teoria della tipologia di Carl Jung, definita troppo semplicistica, in quanto non tiene conto della complessità della personalità umana.

Secondo questa teoria, ogni individuo ha una personalità stabile e immutabile, caratterizzata da quattro dimensioni: introversione/estrazione, sensazione/intuizione, pensiero/sentimento e giudizio/percezione. Tuttavia, la personalità di un individuo è in continua evoluzione, a seconda delle esperienze e delle situazioni in cui si trova. La categorizzazione delle persone, inoltre, può portare a stereotipi e pregiudizi, che possono realizzarsi non solo agli occhi degli altri, ma a noi stessi. Se infatti ci convinciamo di appartenere a una specifica categoria, può accadere che i nostri comportamenti vadano nella direzione di abbracciare (o rifiutare) completamente questa etichetta, generando conflitti cognitivi e difficoltà di riconciliazione tra la nostra identità effettiva e quella che ci viene fornita da un test pseudoscientifico.

Test, test delle mie brame…

Oltre a queste critiche, ci sono anche dubbi sulla validità delle domande del test Myers-Briggs. Alcuni psicologi sostengono che le domande del test siano troppo generiche, e che non siano in grado di catturare la complessità della personalità umana. Inoltre, il test è influenzato dalla cosiddetta “desiderabilità sociale”, ovvero dalla tendenza degli individui a rispondere alle domande in modo da ottenere il risultato che desiderano. Un test psicologico costruito in modo rigoroso dovrebbe tener conto di questa tendenza, che può anche essere involontaria!

In sintesi, il MBTI ha ricevuto molte critiche per la sua mancanza di validità scientifica, la bassa attendibilità e l’eccessivo riduzionismo. Sebbene possa fornire un’idea generale di alcune delle preferenze cognitive di un individuo, non dovrebbe essere utilizzato come strumento diagnostico o come una valutazione accurata della personalità.

Al giorno d’oggi, è bene affidarsi a questionari costruiti sia grazie a rigorosa ricerca scientifica, sia tramite la conoscenza del contesto specifico in cui le aziende si trovano.