Privacy Policy Le regole d’oro per un onboarding efficace - Jemma Adaptability Index

Le regole d’oro per un onboarding efficace

La selezione di una persona da assumere è un processo affascinante e molto importante: non stupisce infatti come le aziende dedichino tempo e risorse a questa attività.

Quello che appare invece come molto curioso è il fatto che gli sforzi profusi nella fase di assunzione non vengano replicati nella fase successiva ovvero nel momento dell’ onboarding.

Interessante infatti è osservare come in molte realtà questo processo possa sostanziarsi nella consegna della borraccia con il logo aziendale, il badge, la presentazione rapida e indolore ai colleghi e ad una foto su linkedin. Stop.

Al di là del folclore, sono state fatte innumerevoli analisi rispetto all’ efficacia del processo di onboarding e tutte hanno evidenziato sostanzialmente la stessa cosa: nella maggior parte dei casi il processo si traduce in qualcosa di meccanico o in altre parole ci si concentra più sul “cosa fare” piuttosto che sul “come farlo”.

L’ingresso di una nuova persona in azienda presuppone certamente una formazione sulle procedure, le policy, i sistemi da utilizzare, ma tutto questo non è sufficiente o meglio non lo è più: le aziende virtuose assumo nuove persone sia per fargli svolgere delle attività, ma anche per acquisire una valore dalla persona in termini di modi di pensare, di lavorare, di comunicare, di chiedere o dare autonomia tutti elementi che vanno prima valutati e poi valorizzati.

Il nuovo assunto dal canto suo non si accontenta di avere un posto di lavoro nel quale poter svolgere delle attività, ma ha necessità di capire come poter comunicare con i colleghi, come poter valorizzare sé stesso, come poter ottenere autonomia o supporto e tutto questo non viene spiegato dalle procedure aziendali.

Ecco perché un onboarding efficace è un percorso che azienda e neo assunto fanno assieme e che può diventare un elemento fondamentale nell’attrarre talenti sul mercato.

La prima regola per creare un processo di onboarding che sia di valore parte da una valutazione della persona per comprenderne i punti di forza e le aree di miglioramento.

La seconda è quella di dare al neo assunto un punto di riferimento: un mentore che possa metterlo nelle condizioni di rendersi consapevole di come poter meglio inserirsi nella nuova organizzazione.

La terza è quella relativa al tempo: un percorso non può durare qualche giorno, ma deve avere una durata ragionata e prevedere dei check point per valutarne l’andamento. Per dare un’indicazione in termini di tempo sarebbe strano un percorso di onboarding della durata inferiore a quella dedicata alla selezione della persona assunta.

In conclusione, assumere la persona che meglio si adatta alla nostra Azienda è un elemento fondamentale, ma anche dare gli strumenti per supportare il suo adattamento è parimenti importante.

Oktopous s.r.l.